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Modica città d’arte. Il Convento di Santa Maria del Gesù

Autentico capolavoro dell’architettura religiosa del XV secolo

Modica è una città tipicamente barocca, come tante altre città degli Iblei, ricostruita dopo il terremoto del 1693.

Da un computo fatto in base alle rovine, alle tradizioni e ai documenti storici risulta che la città contava fino al XVII secolo circa cento chiese. La gloria artistica della città, come è ovvio, sta soprattutto nelle sue chiese senza escludere alcuni edifici civili.
Il nostro itinerario prende avvio dal complesso di  Santa Maria del Gesù a Modica Alta, ove Chiesa e Convento dopo un lungo e laborioso restauro dovrebbero essere aperti definitivamente a giugno.
Il Convento dei Frati Minori Osservanti con l’annessa chiesa di Santa Maria del Gesù è uno dei monumenti superstiti dell’architettura del quattrocento siciliano tra i più rilevanti e meno conosciuti.
I resti oltre allo stile gotico chiaramontano mostrano influenze prettamente spagnole.
Il complesso venne costruito a partire dal 1478 nell’area “extra moenia”, cioè in uno spazio non urbanizzato fino al ‘700.
Intorno alla chiesa ed al convento vi era una grande piazza e vi si accedeva da un lungo viale che, ai lati, era ornato da statue di Santi e di frati dell’Ordine dei Minori Osservanti; sui pilastri di sostegno erano scolpiti dei versi religiosi.
A partire dalla fine dell’Ottocento il viale monumentale venne gradualmente demolito e trasformato in strada d’accesso al nuovo quartiere popolare del Gesù.
La chiesa fu costruita restaurando una preesistente chiesa francescana già presente almeno dal 1343, per la volontà della contessa Giovanna Ximenes al fine di celebrarvi nel gennaio del 1481 le nozze della propria figlia Anna Cabrera con  Federico Henriquez, primo cugino del re di Spagna Ferdinando il Cattolico.
Il legato perpetuo concesso alla fabbrica sanciva il matrimonio ed esprimeva contemporaneamente la volontà del nuovo conte di risiedere nella Contea di Modica come per obbligo dei capitoli matrimoniali. Di fatto non avverrà così dal momento che Anna Cabrera e Federico Henriquez , eccezione fatta per un  breve periodo, ebbero residenza stabile in Spagna.
La fisionomia attuale del Convento e dell’annessa chiesa è un articolato palinsesto architettonico che abbraccia i secoli dal XV al XVIII.
La facciata , riferibile alla prima metà del XVI secolo, si distingue per il portale ogivale fortemente strombato che si conclude , ai lati, in due pilastrini pronunciati, privi delle cuspidi conservate al Museo Civico.
“Il complesso architettonico grande e di notevole rilievo in Sicilia non fu distrutto ma soltanto danneggiato dal terremoto del 1693-così analizza lo storico dell’arte Paolo Nifosì-; è un monumento importante come palinsesto dell’architettura del ‘400-’500, del ‘600 e del ‘700. La facciata è di stile tardo-gotico fiorito per la ricca decorazione. A sinistra rispetto al prospetto, avanza la robusta torre campanaria. All’interno la chiesa, nell’impaginazione gotica , era a tre campate con tre crociere prima dell’abside. Lo spazio attuale dell’interno venne ridefinito nel Settecento.
L’abside era poligonale, e dietro l’attuale abside si può ancora individuare la forma poligonale delle pareti originarie con le antiche finestre strombate. Nel corso dei lavori si sono portati alla luce anche alcuni interessanti affreschi. Le cappelle sono sul lato destro come avviene in altre chiese francescane che hanno un convento annesso”.
In riferimento al chiostro il critico aggiunge: “L’80% della struttura originaria è presente. Manca solo parzialmente un’ala a sinistra entrando. E’ del primo ‘500 ed è a due ordini.
Confronti stilistici possono essere fatti con il convento di Santa Maria della Croce e chiostro di Sant’Antonio a Scicli. Gli archetti sono otto al primo livello su quattro lati e nove al secondo su tre lati. Nel primo ordine   le volte degli ambulacri sono a crociera e le colonnine, tutte diverse, sono nove per lato con decorazioni a zig-zag, spiraliformi”.
Per gli aspetti linguistici dell’intero complesso  si fa riferimento ad una corrente gotico aragonese-catalana   particolarmente viva nella Contea di Modica.
Per la struttura architettonica del chiostro non è facile creare relazioni con il mondo iberico.
I chiostri catalani sono lontani dal tono sobrio, arcaico che si trova a Modica ove sono più evidenti i richiami ad una tradizione locale di ascendenza normanna tipica del primo Cinquecento isolano, con aperture alla tradizione neo-romanica dell’Italia settentrionale.
Un tesoro d’arte, purtroppo, rimasto nell’oblio per oltre un secolo relegato fin dal 1865 al ruolo di  Istituto penitenziario.
I detenuti vi erano stati trasferiti dal carcere del Castello della Contea essendo stati quei locali angusti e inadeguati, ma in realtà perché da quel che rimaneva dell’antico maniero si doveva ricavare un orfanotrofio, come in effetti avvenne.
Doveva essere una sistemazione temporanea e invece sono passati ben 144 anni, e c’è tra l’altro ancora una parte della struttura conventuale da recuperare essendo fino a poco tempo fa adibita a casa circondariale.

Gli interventi hanno interessato prima la chiesa dal chiaro stile gotico-chiaramontano e le annesse cappelle, per passare poi al bellissimo chiostro.
Il progetto fin qui realizzato è solo una parte di un più vasto intervento che prevede fra l’altro il restauro conservativo della facciata,  la sistemazione dell’antico giardino laterale alle cappelle, la demolizione della recinzione e la creazione di una rampa che ripristini il collegamento tra la chiesa e lo spazio urbano antistante, interrotto dalle strutture carcerarie.

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